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Cos’è la disfagia?

Il termine disfagia indica una turba della deglutizione.

Un disagio nel deglutire che viene riferito dal paziente e/o una disfunzione deglutitoria obiettivamente rilevabile direttamente oppure indirettamente per le sue conseguenze.

La disfagia è un sintomo che può essere presente in numerose condizioni patologiche (SLA, paralisi bulbari, Parkinson, sclerosi multipla, tumori del tronco ed orofaringei, ecc.): deve, perciò, sempre allertare il medico e indurre ulteriori esami appena possibile. Per scopi clinici è stata proposta e adottata una classificazione e suddivisione della disfagia secondo la regione di interesse in orofaringea ed esofagea che facilita la scelta della procedura diagnostica. La disfagia è un condizione più frequente di quanto si pensi. Grazie a vari studi clinici si stima che questo problema riguardi il 5-8% della popolazione generale di età superiore ai 50 anni il 16% degli anziani.

La disfagia, soprattutto quella orofaringea, è ancora più comune nei reparti di lungodegenza e fino al 60% degli occupanti di case di riposo hanno varie difficoltà di alimentazione, fino ad arrivare alla disfagia. Una attenta anamnesi ed un preciso esame fisico, nella maggioranza dei casi, permettono di formulare una corretta diagnosi. Da non sottovalutare l’attento ascolto della storia del paziente, perché solo attraverso la conoscenza di questa è possibile pianificare un corretto iter diagnostico. Da stabilire, innanzitutto, se il paziente ha realmente un problema di disfagia.

Sia il medico che il paziente possono confondere un sintomo puramente sensoriale (il globus) con una disfagia. Il globus è estremamente comune, non doloroso: è una sensazione di un nodulo, pienezza o senso di oppressione alla gola, situazione con funzione deglutitoria intatta. Esso è di solito più evidente tra i pasti, non è necessariamente collegato all’atto della deglutizione, anzi, di solito è alleviato dal mangiare. Solitamente il paziente afferma di “sentirlo” anche durante la visita. Questo conferma chiaramente che la presenza di questo sintomo non dipende dalla deglutizione. Bisogna indagare bene, inoltre, sulla eventuale presenza di xerostomia (secchezza delle fauci), spesso accompagnata da disfagia e sintomo comune negli anziani, presente nel 16% degli uomini e nel 25% delle donne. La disfagia è attribuita alla perdita sia di un importante stimolo alla deglutizione che della qualità lubrificante della saliva.

Importante, inoltre, stabilire se il problema deglutitorio si presenti per cibi liquidi, solidi o entrambi e la durata e la progressione temporale (progressiva o intermittente). La valutazione strumentale dell’atto deglutitorio evidenzierà l’integrità delle strutture anatomiche coinvolte nella deglutizione e il fisiologico funzionamento della dinamica deglutitoria. Indicherà, inoltre, al clinico l’eventuale necessità di approfondimenti diagnostici.

I pazienti con disfagia dovrebbero essere rivalutati regolarmente e con una frequenza relativa alle caratteristiche cliniche della disfagia e allo stato nutrizionale.

Ricordiamo, infatti, che è fondamentale fare attenzione alla malnutrizione nei pazienti disfagici (soprattutto anziani!), che la disfagia è la causa più comune di polmonite ab ingestis legata ad una mortalità che va dal 20 al 62% e che esiste la cosiddetta disfagia maligna, con presentazione caratterizzata da una breve storia di disfagia progressiva e frequentemente associata a perdita di peso. La disfagia, quindi, è una condizione da non sottovalutare e che merita approfondimenti diagnostici, in ogni caso.

Posted by adminfon / Posted on 16 Dic
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